Tecniche di gestione dello stress: vademecum per le opzioni binarie

Tradare, o per meglio dire investire nel trading online, è un’attività difficile da svolgere, molto più di quanto possano suggerire i messaggi pubblicitaria, per ovvie ragioni focalizzati sugli aspetti positivi. Uno degli elementi che va preso in considerazione, e che rischia seriamente di compromettere i guadagni, oltre che di causare problemi di vario genere, ha a che fare con l’approccio mentale. E’ inevitabile: per quanto preparato – tecnicamente e moralmente – possa essere il trader, questi si trova ad affrontare uno stress notevole. Che sia sostenibile o meno, è una questione che dipende dal trader e dalle tecniche che mette in campo.

La gestione dello stress: una necessità

Il motivo per cui lo stress insorge è semplice: si avverte la paura di sbagliare, una paura legittima dal momento che le probabilità di fallire le operazioni sono sempre molto alte. E quando di mezzo c’è il proprio capitale, magari ottenuto duramente mettendo da parte i proventi del lavoro, ecco che la paura si trasforma in terrore, capace di paralizzare e instaurare un pericolosissimo circolo vizioso.

Ma esiste un altro motivo per il quale lo stress caratterizza in modo così totalizzante l’esperienza di trading. Uno dei problemi principale ha a che fare con la razionalità. Nonostante ciò che si dice sull’investimento, sulle possibilità di applicare sistemi scientifici se non addirittura matematici, i mercato sono irrazionali. Non sempre, ma spessa, gli investimento sono dominati dalla sfiducia, dal pessimismo e dalla paura, per poi toccare vette di irrealistica euforia. Ecco che il trader, consapevole dell’impossibilità di prevedere l’andamento del mercato, che sfugge sovente alle regole del buon senso, vive attimi di paura e di stress.

Tecniche per tenere a bada lo stress

Una volta appurato che lo stress esiste, e comprese il perché della sua presenza nella vita dei trader, è necessario valutare alcune semplici tecniche di “contenimento”, in grado di ridurre il carico emotivo. Il segreto è prepararsi: l’imprevisto è il motore dello stress, ma se la quantità di imprevisti si riduce, allora è possibile riuscire a rimanere lucidi fino alla fine. Prepararsi vuol dire scegliere una strategia e utilizzarla, dare istruzioni a se stessi per ogni evenienza, rinunciare all’improvvisazione.

Certo, questo semplice consiglio non è applicabile in tutti i casi. Per chi pratica il trading veloce, è veramente difficile riuscire a contenere gli imprevisti. In quel caso l’improvvisazione e la capacità di decidere prontamente fanno la differenza.

Le Demo si pagano? Un chiarimento

La formazione è un tema molto sentito dai trader, dal momento che rappresenta lo strumento più efficace per giungere preparati all’appuntamento con il mercato, ridurre l’incertezza, far fronte agli imprevisti. Il rovescio della medaglia è anche la più prevedibile: la teoria è facile da apprendere, ma la pratica?

La questione, nel caso del trading online, è emblematica perché di mezzo c’è un rischio imponente: la perdita del capitale. Fare pratica sul campo vuol dire rischiare di perdere denaro. Il rimedio c’è, ed è anche a portata di mano: le demo. Rappresentano uno strumento in grado di ispirare il salto di qualità al trader.

Demo consigliata Iqoption

Le demo: i vantaggi

La teoria è importante ma – è ovvio – tradare sul mercato reale è un’altra cosa. Un percorso di formazione non può dirsi concluso se non prevede almeno un po’ di pratica. Farla, nel trading online, è rischioso perché espone l’investitore a una probabilità alta di perdere il capitale. Le demo consentono di tradare nel mercato reale, senza però rimetterci nulla: i crediti sono fasulli. E’ un metodo utile perché toglie l’unico elemento di rischio. E’ possibile quindi farsi le ossa… Senza rompersele.

Anche le demo, però, sono strumenti tutt’altro che perfetti e portano con sé alcuni svantaggi. O per meglio dire imperfezioni. La verità è che per quanto siano utili dal punto di vista della formazione non riescono a insegnare forse la lezione più importante: la gestione dello stress. E’ ovvio: se non c’è rischio di perdere denaro, non c’è la paura e se non c’è la paura lo stress non emerge. Il difetto delle demo è proprio questo: non dicono nulla sull’aspetto emotivo.

Le demo si pagano, o forse no

Le demo risolvono un problema – quella della formazione pratica – sebbene non totalmente. E’ un servizio che i broker rendono a favore dei trader. Un servizio gratuito? Non proprio. Sia chiaro, non c’è un costo predefinito. Quindi non è vero che si pagano in senso stretto. In senso stretto, però, sì. La conditio sine qua non per accedere all’account demo è aver aperto un conto “reale”, quindi aver depositato una somma. Senza contare il fatto che le demo sono a termine (in genere la scadenza è fissata a due settimane).

Potrebbe sembrare una ingiustizia ma in verità si tratta di una precauzione legittima. Se le demo fossero totalmente gratis, sarebbe alto il numero di coloro che provano e poi abbandonano, causando parecchi disagi ai broker. In realtà vi basta utilizzare broker come IqOption con deposito minimo da 10 euro per ottenere subito una demo con un piccolo deposito iniziale.

Dollaro in rafforzamento, la correzione è finita?

Nella giornata di ieri il dollaro si è rafforzato ulteriormente, prolungando pertanto il buon rimbalzo riscontrato lo scorso martedì, e suggerendo forse che la correzione dell’ultima settimana non dovrebbe estendersi oltre, a meno che non vengano suscitate delle importanti delusioni dai dati macroeconomici provenienti dal calendario principale dell’economia USA. (altro…)

BDSwiss opzioni binarie, forex e CFD

I primi broker di opzioni binarie proponevano solo opzioni binarie, e a ricordar bene le uniche possibilità erano date dalle classic, ovvero dalle opzioni binarie alto/basso o call/put. In seguito vennero introdotte le variabili intervallo e tocca non tocca.

Vi fu una vera rivoluzione del trading in opzioni binarie perché il mercato stava crescendo, tutti capirono quanto interesse vi fosse dietro a questa nuova forma di speculazione finanziaria, differente dalle altre forme, e soprattutto dal forex.

Negli anni sono nati nuovi broker di opzioni binarie, alcuni completamente identici ad altri, che nulla offrivano di nuovo, se non maggiori rischi di fallimento e qundi di chiusura dei conti. Alcuni broker si sono però distinti dalla massa, sviluppando nuove forme di commercio, cioè di piattaforme per il trading, uno di questi è certamente BD Swiss, che ad oggi propone differenti piattaforme di trading.

BDSwiss consente di fare trading con differenti tipologie di opzioni binarie, ma anche con forex e CFD. Questa integrazione è davvero importante perché consente di sfruttare un solo broker per fare ciò che più piace, fare trading. BDSwiss è quindi in grado di offrire tanti prodotti con un solo conto. Vediamoli insieme:

Per quanto concerne le opzioni binarie è possibile operare attraverso le seguenti tipologie:

Opzioni binarie (classiche) – ance Alto/Basso o Call/Put

Si tratta della versione standard delle opzioni binarie, quella più conosciuta e che abbiamo accennato all’inizio. Le opzioni binarie classic hanno una scadenza minima di 15 minuti e come massimo fino al termine della giornata. I profitti solitamente non superano l’85%. Bisogna individuare se alla scadenza, il prezzo di un determinato asset sarà più basso o più alto del prezzo iniziale.

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Coppie

Con le opzioni binarie coppia non bisogna prevedere la tendenza del prezzo di un determinato asset, piuttosto risulta necessario comprendere quale, tra due sottostanti, avrà un migliore andamento prima della scadenza dell’opzione.

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Lungo termine

Le opzioni binarie lungo termine sono praticamente simili alle opzioni binarie classiche, ciò che le distingue è la durata delle scadenze. È infatti possibile investire in opzioni binarie lunghe con scadenze che vanno da qualche giorno fino ad alcuni mesi.

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60 secondi

Su BD Swiss sono indicati con 60 secondi, non solo le opzioni binarie che hanno una scadenza di soli 60 secondi, ma anche tutte le opzioni binarie che hanno una scadenza breve. Si tratta di opzioni binarie con scadenza a 60, 90, 120, 180 o 300 secondi, perfette per trarre profitto dai movimenti di mercato di breve termine.

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One touch

Le opzioni binarie one touch consentono di investire con un sistema innovativo e del tutto differente dalle opzioni binarie classiche. Basta porsi questa domanda: Il prezzo di un asset raggiungerà il livello target (si tratta di un prezzo stabilito dal broker)? Se pensi che questo possa accadere prima della scadenza basta investire su tocca, caso contrario su non tocca.

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Opzioni ladder

In questa variante vengono individuati 5 livelli soglia sui quali è possibile che il prezzo dell’asset sia superiore o inferiore. I tassi di profitto variano a seconda del livello e possono raggiungere pecentuali anche del 1500%.

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Per quanto riguarda il forex e i CFD, inutile dare una spiegazione esaustiva in questo solo articolo, sarebbe come voler mettere tutta l’acqua del mare dentro un bicchiere. Sono infatti stati scritti migliaia di libri su teorie, strategie e analisi tecnica.

Noi ci limitiamo a dire che su BDSwiss è possibile utilizzare la piattaforma Metatrader per fare trading. Queste sono le piattaforme disponibili:

MT4 per Web
MT4 per Windows
MT4 per Mac
MT4 per iOS
MT4 per Android

Qualsiasi sia il tuo apparecchio, hai la possibilità di utilizzare una piattaforma per il trading forex e con i CFD, non solo se possiedi Windows, ma anche un Mac, o addirittura senza scaricare nulla direttamente dal web acedendo al sito di BDSwiss.

Fed, rialzo tassi probabile in estate: ecco perché

La riunione di aprile del FOMC – salvo clamorose sorprese – dovrebbe concludersi con un nulla di fatto sul fronte del rialzo dei tassi di interesse di riferimento. Tuttavia, niente è precluso (anzi, secondo alcune osservazioni le probabilità starebbero crescendo) per un rialzo durante l’estate. Cerchiamo dunque di comprendere che cosa potrebbe accadere, e perché effettivamente il rialzo estivo sembra ora uno scenario abbastanza possibile. (altro…)

Sterlina, buona resistenza su dati lavoro misti

I dati sul mercato del lavoro britannico pubblicati qualche ora sono stati misti. Tuttavia, la sterlina non sembra averne risentito in modo significativo, mentre è stato più ampio il calo sulle vendite al dettaglio che hanno ampiamente deluso, registrando in marzo una pesante contrazione, coerente con un rallentamento dei consumi privati nel 1° trimestre e conseguentemente anche della crescita del Pil.

Tuttavia, negli ultimi giorni non tutti i dati sono stati negativi e di scoraggiamento per le quotazioni della valuta britannica. Ad esempio, e proprio a dimostrazione della buona resistenza esercitata dalla sterlina, si può ricordare come un sondaggio (Evening Standard/Ipsos) ha mostrato un aumento del margine dei vantaggio dei “remain in” (favorevoli a restare nell’UE) sui “leave” al 10 per cento dall’8 per cento del mese scorso: la percentuale dei “remain” è rimasta invariata a 49 per cento mentre quella dei “leave” è scesa da 41 per cento a 39 per cento.

Ancora più eclatante è stato l’esito del sondaggio di ComRes, reso noto dopo la pubblicazione del sondaggio di cui sopra: in tale secondo analisi, infatti, il margine di vantaggio dei “remain in” è aumentato dal 7 per cento all’11 per cento in poco più di una settimana. L’intervista precedente si era chiusa il 10 aprile, quella resa nota qualche ora fa è de il 19 aprile, un giorno dopo la pubblicazione dell’analisi del Tesoro sugli effetti di Brexit. Difficile tuttavia affermare che l’aumento dei “remain” sia imputabile alla “campagna” anti-Brexit del Tesoro. Se tuttavia anche i prossimi sondaggi dovessero andare nella stessa direzione il mercato potrebbe cominciare ad accogliere un’interpretazione di questo tipo.

Tornando al sondaggio, si tratta di un’evoluzione molto rilevante, visto e considerato che i “remain” sono saliti dal 45 per cento al 51 per cento (ovvero hanno raggiunto la maggioranza assoluta). Tuttavia, anche i “leave” però sono saliti, ma molto meno, da 38 per cento a 40 per cento, ma soprattutto si sono quasi dimezzati gli indecisi, scendendo da 17 per cento a 9 per cento. Entrambi i sondaggi, Evening Standard/Ipsos e ComRes, sono telefonici e questi in genere mostrano un margine di vantaggio notevole dei “remain” sui “leave” rispetto a quelli condotti online.

Continueremo a seguire l’evoluzione dei sondaggi anche nel corso dei prossimi giorni, sebbene la tendenza sembra sia tracciata…

Money Management: l’efficienza del capitale iniziale

Il Money Management è un’attività di fondamentale importanza, nel trading binario come nel forex, nel mercato delle commodity, nella borsa e così via. Consente, infatti, di tenere d’occhio il proprio capitale, di reagire alle perdite e di ottimizzare i guadagni.

E’ insomma un alleato fondamentale per tradare in modo consapevole, avendo dalla propria un senso di sicurezza che non è solo percepito ma anche reale. Si tratta di un’attività abbastanza complicata, che non richiede solo costanza e dedizione, oltre che senso della disciplina, ma anche il possesso di alcune conoscenze. Tra queste spicca la nozione di “efficienza del capitale iniziale”. Cos’è? E che ruolo gioca nel money management?

L’efficienza del capitale iniziale

Il capitale iniziale, come tra le altre cose suggerisce lo stesso nome, è il capitale con cui si inizia a tradare. E’, insomma, il primo deposito. Il concetto di efficienza è legato alla capacità di attutire le sconfitte, e quindi alla velocità con il quale, nella peggiore delle ipotesi, viene consumato. Per individuare il grado di efficienza del capitale iniziale è necessario decidere prima di tutto quanto si vorrà investire a ogni trade.

Esatto, va deciso prima. Questa decisione non va posticipato caso per caso, poiché rischia di essere determinata, più che da un calcolo razionale, dalle emozioni del momento. Ecco, dunque, che l’efficienza del capitale iniziale è determinata dal rapporto, espresso in termini percentuali, tra l’investimento per singolo trade (al numeratore) e il capitale di partenza (al denominatore). In genere, è bene mantenersi intorno al 2%. Questo vuol dire che, posti trade di 10 euro, un capitale iniziale efficiente sarà di 500 euro o superiore.

Due consigli da seguire

L’analisi dell’efficienza del capitale iniziale è propedeutica a qualsiasi altra azione di Money Management. Parallelamente, però, è necessario seguire altre regole. Queste numerose, ma le più importanti riguardano il trade massimo e il ROI.

Nello specifico, è bene decidere a priori quanto, nella migliore delle ipotesi, si è disposto a investire in totale all’intero di uno stesso spazio di tempo. Questo va relazionato in base al capitale soggiacente (non di partenza). In genere, si consiglia di non superare la soglia del 15%. Se per esempio, il nostro capitale ammonta a 1.000 euro, è bene non aprire posizioni per un investimento totale superiore a 150 euro.

E’ assai consigliato, infine, procedere con un’analisi periodi del ROI, ossia del Return of Investment, quindi dei risultati acquisiti. Vanno confrontati con i risultati attesi, se la differenza è superiore al 10%, allora è necessario cambiare la strategia.

Broker: i criteri per riconoscere i migliori

Il panorama dei broker è molto variegato. Esistono broker di tutti i tipi. La condizione necessaria per intraprendere una proficua esperienza da trader è saper evitare quelli disonesti. Condizione necessaria, certo, ma non sufficiente. Occorre saper riconoscere i migliori. La questione si complica, anche perché alcuni elementi fondamentali, in grado di distinguere il buono dall’ottimo, sono spesso nascosti. Di seguito, una carrellata dei criteri più utili che fanno di un buon broker un broker quasi perfetto.

Broker migliori: una questione di costi

L’ambiguo rapporto tra deposito minimo e trade minimo. Non basta che un broker sia poco costoso per essere un ottimo broker. Il deposito minimo e il trade minimo devono essere coerenti l’uno con l’altro. E’ evidente: non ha senso che il deposito minimo sia molto basso, se il trade minimo non lo è altrettanto. Il rapporto numerico, con il primo al numeratore e il secondo al denominatore, infatti, corrisponde al numero di sconfitte consecutive sostenibili.

Rendimenti e rimborsi. Questi devono essere alti, ma non troppo: sarebbe indice di poca serietà. I rendimenti eccessivamente alti, infatti, sono spesso spesso utilizzati dai broker disonesti per nascondere la polvere sotto il tappeto e rendere meno visibili i propri problemi strutturali.

L’offerta. Questa deve essere variegata, sia in termini di asset che di tipologie delle opzioni. I trader hanno infatti preferenze variegate, che vanno oltre i classici euro-dollaro e oro. Eppure sono ancora pochi i broker a offrire, per esempio, le opzioni binarie a 60 secondi, una tipologia che è sempre più apprezzata dai trader.

Broker più convenienti: la questione dei benefit

I segnali. Non sono pochi i broker che offrono i segnali. Trovarne di qualità, infatti, è veramente difficile. La maggior parte di questi, infatti, è generata dai software e non è un frutto di uno studio vero e proprio. Il consiglio è rivolgersi solo a quei broker che forniscono segnali “reali”.

La formazione. E’ forse l’elemento più lampante che consente di discernere un buon broker da un broker eccellente. Il trading si è aperto alla  massa e questa, a differenza degli investitori professionali, necessita di formazione. Ecco, quindi, che gli intermediari sono chiamati a offrire contenuti formativi. Questi devono essere modulari, quindi adatti progressivamente ai principianti e agli esperti e, soprattutto, gratuiti. Ovviamente devono essere creati da trader professionisti, che abbiano realmente qualcosa da insegnare. Se il tutto è corredato da una buona demo, ancora meglio.

Riconoscere i broker regolamentati: due metodi infallibili

La questione della regolamentazione è importante perché consente di operare una prima distinzione qualitativa tra i broker. Si può affermare che il possesso di una regolare licenza rappresenti al condizione necessaria (ma non sufficiente) affinché un broker sia meritevole di considerazione. Ovviamente, esistono anche broker non regolamentati di qualità, ma affidarsi a intermediari non ufficialmente riconosciuti è rischioso e potenzialmente foriero di molti pericoli. Si tratta, dunque, di un confine arbitrario ma allo stesso tempo di uno strumento utile per fare chiarezza in un panorama piuttosto complesso. Noi consigliamo sempre e solo broker autorizzati.

Broker regolamentati: come riconoscerli

Il primo metodo consiste nell’analizzare, almeno da un punto di vista superficiale, il sito del broker. E’ il biglietto da visita, la cartina di tornasole. E’ molto probabile, dunque, che contenga qualche riferimento, anche esplicito, alla licenza (ammesso che la possegga). In genere, il testo che enuncia il possesso della licenza e la descrive è presente nella pagina “Chi siamo” o “Contattaci”. Il testo dovrebbe contenere anche informazioni più accurate, come il numero della licenza e, ovviamente, l’ente che l’ha rilasciata.

Una volta che l’aspirante trader ha trovato il riferimento alla licenza, può procedere con la controprova. A questo punto l’analisi si sposta su un altro sito, quello dell’ente. Tutti gli enti che erogano licenze mettono a disposizione degli internauti la lista dei broker che operano con la loro autorizzazione. Se il broker in questione appare nella lista, allora sì, possiede una licenza.

E’ possibile operare una verifica dal sito dell’ente anche se non abbiamo alcuna prova che il broker possegga una licenza. Molti, sbagliando, non menzionano l’autorizzazione anche se ne sono in possesso. In questo caso è necessario affidarsi agli enti più famosi, dal momento che la probabilità di trovare il “nostro” broker proprio in quelle liste è più alta. Il nome più famoso è quello della Cysec, che pur essendo maltese è molto apprezzata a livello internazionale.

Va fatta però una precisazione. L’individuazione della licenza è solo uno dei passaggi che il trader deve compiere per scegliere il broker con cognizione di causa. Vanno presi in considerazione ben altri elementi per produrre una decisione ponderata: l’offerta, sia dal punto di vista economico che qualitativo; la qualità dell’assistenza; la politica sui depositi e sui prelievi. In ogni caso, lo studio è molto complesso e non si ferma di certo al discorso, comunque importante, sulle licenze.

Dollaro, al via nuova settimana dopo quella del rialzo

Il dollaro ha chiuso la scorsa settimana in ampio rialzo, recuperando il 70 per cento (circa) del calo che aveva sperimentato nel periodo post-FOMC, quando la Federal Reserve, con le sue dichiarazioni, aveva contribuito alla flessione del cambio valutario. Nel corso del prossimo trimestre è possibile che la valuta unica europea possa rafforzarsi ulteriormente, soprattutto se i dati convalideranno l’ipotesi di un rialzo dei tassi al FOMC di aprile o a quello di giugno. (altro…)